4.

Non so bene quale sia il mio ultimo "ricordo natalizio". Quello felice, quello con tutta la famiglia attorno allo stesso tavolo, sopraffatta da quell'atmosfera che, vuoi o non vuoi, aleggia nell'aria.
Probabilmente è la sera del 24 dicembre del 1995/96. 
Ricordo che mio zio disse che andava al bar davanti casa di nonna a comprare le sigarette. Io ero seduta nel solito angolino, accanto alla stufa a legna che scoppiettava. Ero in paranoia totale, perché io ero una gran fifona ed avevo il terrore di Babbo Natale! Non so perché! Nessun trauma particolare, che io ricordi! 
E quindi me ne stavo lì seduta, al caldo, aspettando.
E poi boom boom boom, colpi alla finestra del salotto!
Eccolo! E' Babbo Natale!
I colpi cessano, magicamente lo zio ritorna ed il salotto è pieno di regali! I divani in pelle di nonna sono pieni di pacchi scintillanti! Ma devo sbrigarmi ad aprirli, non posso passare troppo tempo a giocarci stasera, perché tra un po' dobbiamo andare alla messa!

Penso che la nostra magia del Natale si sia fermata lì.
L'albero qualche anno ce lo siamo dimenticato in soffitta. Le lucine sono diventate anaconde di nodi. Le palline hanno perso il loro gancino.
Anche mia mamma era diventata un surrogato di Grinch.

Ed io, oggi, che sono? Il Natale lo snobbo per partito preso o c'è davvero qualcosa che me lo fa rimanere così indifferente?
Quest'anno la scusaccia ce l'avrei! Quest'anno non c'è mamma che si lamenta della finta bontà che la gente vomita in questo periodo, che mi dice "te vai pure dove ti pare eh! Tanto non è un giorno come gli altri?!", che si scervella su cosa regalare a chi.
O, al contrario, questa per me potrebbe essere la spinta per sentirlo un po' di più, per cercare di festeggiarlo al meglio per accantonare un attimo questa mancanza che mi porterò dietro per tutta la vita.

Ho fatto l'albero quest'anno, con il mio migliore amico e sua madre. Mentre scrivo guardo le lucine che si accendono e si spengono. Immagino mia mamma che, da qualche parte, mi guarda e dice "ma chi te l'ha fatto fare? Poi c'hai da risfare tutto! Che voglia hai?!".

C'è una casa, non lontano dalla mia, che addobbava il giardino in pieno stile americano! C'erano pinguini, orsi polari, luci fredde, igloo, renne! Uno spettacolo! 
Quando ci passavo davanti dicevo sempre "oooh, questa è la mia unica certezza del Natale! La meraviglia di casa polare!".
Da un paio di anni anche loro hanno tirato i remi in barca. Avrei quasi voglia di suonare il campanello e di chiedere che cos'è successo, chi se n'è andato. Perché adesso capisco. Capisco che chi se ne va si porta via un po' di felicità. Una fetta bella grande. Ed in questo periodo, così magico e nostalgico allo stesso tempo, la torta della vita per esser perfetta manca proprio di quel triangolo zuppo di felicità.

Commenti

  1. Mi rende triste pensare a quel giardino sempre addobbato a festa che da due anni non lo è più. C'è da chiedersi perché, per come, quando, chi. Quando una simile certezza viene a mancare ci si sente subito più vuoti ed è incredibile perché magari quelle persone non le si conosce neppure.
    Più vuoti per quel vuoto. Ma anche per tutto il resto che si è perso negli anni...

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  2. Rimpiangere significa farsi del male.
    La vita scorre frenetica e le cose belle non si replicano.

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  3. Più volte mi sono chiesto se non sia in qualche modo egoistico continuare a festeggiare quando qualcuno della nostra vita, qualcuno di fondamentale (non solo importante), viene a mancare. La risposta che mi sono dato è che in fondo può essere un'occasione in più anche per ricordarli, anche nelle loro battute "da grinch".

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